Un post abbastanza autocelebrativo per farci gli auguri di compleanno e tracciare un primo bilancio a un anno dall’avvio di questo progetto.

Il 24 luglio 2016 pubblicai il primo post sul blog, una specie di “chiamata alle armi” per i maschi che volessero respingere la cultura patriarcale. In quelle settimane si parlava molto di femminicidio e sentivo l’urgenza di dire la mia in un mio spazio apposito. All’epoca aiutavo un’amica a gestire una pagina femminista ma lei stessa mi consigliò di aprire un blog personale; ed eccomi qui. Ispirandomi a blog che seguo e amo, come Il Ricciocorno, Doppio Standard o Bambole e Diavole, associai da subito al blog una pagina Facebook: all’inizio pensavo l’avrei usata solo per postare gli articoli del blog, ma da subito è diventato quello lo spazio dove intervengo di più (e mi scuso con chi non mi seguisse su Facebook…) Nonostante un ritmo di pubblicazione piuttosto sostenuto per essere una pagina gestita da una sola persona, essa è cresciuta festina lente toccando 1000 fan proprio all’alba dell’anno nuovo (quindi dopo cinque mesi); a seguito di un post pubblicato proprio pochi giorni dopo, ho avuto un inaspettato boom e in meno di due settimane avevo già raddoppiato il numero di fan. Un mesetto e mezzo fa ho lanciato il gruppo della pagina e poco dopo ho raggiunto la soglia dei 4000 fan. Nel complesso, non posso che ritenermi soddisfatto! 
Quando ho cominciato sapevo ben poco di quello che sarebbe successo. Come dicevo, l’estate scorsa in Italia si parlò molto di femminicidio, revenge porn, e, anche a seguito delle Olimpiadi di Rio, sessismo nei media. La mia intenzione voleva essere quella di chiamare a raccolta i maschi per dire, senz’altro non tutti insieme, ma per lo meno in gran numero, “Noi maschi non vogliamo continuare a comportarci così: vogliamo prendere le distanze da questo modello tossico e pericoloso di mascolinità che umilia e uccide le donne ma danneggia anche noi; proporne uno nuovo, e parlare con gli altri maschi di come dovremmo essere”. Sapevo dunque che avrei lavorato insieme ai commenti e alle proposte che mi fossero arrivate dai fan per elaborare un modello di mascolinità diverso, non aggressivo, non prepotente, non maniacalmente eterosessuale, che fosse invece sensibile, rispettoso delle esigenze altrui, umile e disposto all’ascolto. A questo modello sto ancora lavorando, anche se mi capita spesso di condividere immagini di uomini in pose o atteggiamenti “poco virili”: se anche queste servono a disturbare e creare scalpore, perché una donna vestita da maschio ci sta, ma un uomo vestito da donna, santi numi!, quelle horreur !, posso dire di aver fatto qualcosa!
Non posso dire invece di essere del tutto soddisfatto del risultato di questo obiettivo: le fan della pagina sono ancora in numero molto superiore ai fan maschi (più di due terzi in data odierna), e i commenti maschili sono spesso piuttosto critici. Tuttavia sarebbe sciocco da parte mia illudermi di poter incidere in maniera significativa in così poco tempo: speravo, sì, che più maschi si sarebbero fatti avanti, ma molto rimane da fare e io continuerò a scrivere e pubblicare. Un’obiezione che mi è stata fatta qualche volta e di cui ho cercato spesso di tenere conto è stata quella secondo cui mi baserei troppo su materiali e riflessioni nate in ambiente anglosassone (americano o britannico), e poco su riflessioni relative all’Italia. Nei singoli post sulla pagina condivido ovviamente spesso notizie relative all’Italia, o quando condivido o segnalo articoli e post provenienti da altri Paesi cerco di fare riferimento alla situazione del nostro Paese, se vi sono analogie. Ho però in preparazione un altro post in cui vorrei parlare nello specifico della mascolinità italiana attuale e dei suoi numerosi aspetti discutibili.
Di questo primo anno ho ben presenti tante cose, impegni presi e non mantenuti così come momenti di “rivelazione” in cui ho dovuto cambiare idea. Ai primi appartengono i miei post “Un po’ di ABC” (che non ho certo abbandonato! Prossimi argomenti: femminismo, rape culture, victim blaming, movimenti mascolinisti, prostituzione) e quelli di fantascienza (alcuni post su “Doctor Who” ma anche quelli promessi su “Star Trek”), nonché le recensioni dei libri che leggo. Purtroppo tra lavoretti part-time e altri impegni, non sono riuscito a dedicarmi al blog con la costanza che desideravo…
Ai secondi appartengono invece alcuni post che ho cominciato a pubblicare o condividere in risposta a dei commenti che leggevo. Ci sono infatti vari temi che ho cominciato a trattare ma che all’inizio non pensavo nemmeno dovessero far parte del repertorio solito della pagina, perché ritenevo assodata la loro esistenza, e il primo fra tutti è senz’altro il privilegio maschile. Le prime volte che mi trovavo in giro commenti come “Ah ma allora dov’è il mio privilegio??” o il sempreverde meme con i senzatetto e la scritta “Male privilege”, io rimanevo allibito, perché a me sembrava ovvio che al netto delle differenze di status o ricchezza, in quanto maschi (bianchi etero) c’è una visione del mondo che abbiamo e tutta una serie di problemi che non abbiamo, e mi sentivo come se parlando della composizione dell’aria mi si dicesse “Ma dov’è questa aria di cui parli? Io non la vedo, dimostrami che c’è!” Come dimostrereste l’esistenza dell’aria usando solo la logica?! Ho quindi dovuto cominciare a raccogliere idee e materiali per cercare di spiegare per bene che il privilegio maschile non consiste in un assegno in bianco ma in una serie di vantaggi mentali che ci portiamo appresso, e ho cercato di mettere giù alcune di queste idee in uno degli ultimi post (lì peraltro ho introdotto il concetto di Maschio 0 che userò qui).
Un altro di questi temi è quello del razzismo e dell’incontro col Diverso. 
Troppo spesso, nel nostro quotidiano, giudichiamo le persone e le scelte altrui in base a un nostro pregiudizio per cui lo standard, il paradigma (in greco, “modello”), il canone (pure dal greco, “unità di misura”), chiamatelo come volete!, è un Maschio 0: se Donald Trump per diventare presidente doveva solo essere ricco, una donna per essere una donna deve essere ubbidiente e servizievole, e deve voler diventare madre, se no è una snaturata; i gay devono “fare le loro cose a casa loro”, non vogliamo che la loro esistenza turbi la nostra serenità di eterosessuali; i neri pure devono “starsene a casa loro”, non sia mai che seducano “le nostre donne” e sporchino la pura discendenza ariana con una pelle meno che immacolata… Non c’è infatti solo il sessismo, ma tutta un’altra serie di discriminazioni che se a molte persone creano fastidio perché non li lascia più liberi di insultare a loro piacimento (“Maledetto politicamente corretto!”), hanno in comune una cosa: l’idea, più o meno conscia, che al vertice della piramide sociale ci sia (/ci debba essere) un maschio bianco eterosessuale, il Maschio 0. Non a caso il sessismo colpisce le persone di sesso femminile, il razzismo le persone con la pelle scura, l’omofobia le persone di orientamento omosessuale, la transfobia le persone transessuali, e così via; ma nessuna discriminazione sistemica (che vuol dire: generalizzata, diffusa e sostenuta dalla società e dai media) colpisce un maschio bianco in quanto maschio bianco.
Sia per letture e riflessioni mie, sia anche attraverso la gestione di questo spazio, mi sono reso conto che la dimensione del mio femminismo è quella di mettermi da parte, accettare che molte cose che do per scontate in quanto maschio o in quanto italiano, per molte altre persone non lo sono affatto. Imparo quindi ogni giorno (tanto dai miei adoratissimi libri quanto dalle storie e dalle testimonianze che leggo su internet) a mettere in discussione me stesso e le mie certezze; a imparare la storia e la cultura di altri popoli, del passato e del presente; in poche parole, a vedere il mondo da angolazioni diverse. In questo senso la parola stessa “femminismo” mi si è presentata sotto una luce diversa: all’inizio (diciamo, settembre 2014, quando mi ci avvicinai per la prima volta) anch’io pensavo che “pari opportunità”, o anche “antisessismo” (!), fosse una formulazione più equanime, laddove trovavo che “femminismo” privilegiasse indebitamente le donne, ma col tempo ho imparato a vedere le numerose discriminazioni quotidiane che le donne ancora soffrono e mi sono convinto che il nome sia giusto. Ora, però, vi ho aggiunto una ulteriore sfumatura, che mi è arrivata proprio dal mio vissuto di maschio bianco etero: nel suo assumere a propria radice il nome “femmina”, esso mi ricorda giorno dopo giorno di non sentirmi al centro del mondo; perché non è così che dovrebbe essere. Ecco perché sono venuto ad abbracciare con ancora maggior convinzione la parola “femminismo”: perché nel partire da quello che nella cultura androcentrica in cui sono cresciuto è l’Altro per definizione – la Donna – rappresenta un’obiezione frontale e irriducibile a tutto ciò che è rappresentato dalla mascolinità tradizionale, che è un modello secondo il quale chiunque non sia un Maschio 0 è una degenerazione del modello stesso. In grazia di questa capacità del termine (soprattutto nelle sue correnti queer e intersezionali) di rappresentare le istanze dell’Altro, in senso lato, vi attribuisco anche la lotta a qualsiasi altra discriminazione attuata dal Maschio 0.
Dal mio punto di vista, sono solo un ragazzo che ha dichiarato guerra all’istituzione sociale e culturale più antica e pervasiva del pianeta, essendo essa diffusa, seppur a livelli variabili, in tutte le culture di tutto il mondo; dal punto di vista dei critici del mio progetto, sono solo un povero illuso che si occupa sempre di temi inutili o insignificanti: vengo descritto come succube delle femministe (quando la creazione stessa di questi spazi nacque in me come una ribellione al separatismo di certune) e come un povero scemo nella torre d’avorio che vede problemi immaginari (a me piace pensare di essere semplicemente più sensibile). Fervono anche le speculazioni sulla mia situazione personale: al di là di quello che ho raccontato in certi post come quello sul suicidio, tema su cui sono più sensibile che su altri, mi si descrive volta per volta come un etero alla disperata ricerca di sesso, come un gay effemminato, come un eunuco senza palle, come un “maschio pentito” (espressione che mi fa venire i brividi perché mi sembra equiparare il ripudio della mascolinità tradizionale alla collaborazione con la giustizia, e per converso la mascolinità tradizionale alla mafia: chi mi definisce così è davvero felice di far riferimento a un’ideologia criminale?!)… Mi sono anche guadagnato diversi haters! Inoltre nelle ultime settimane qualcuno ha perfino creato una pagina-parodia!, e a quanto mi risulta, delle altre pagine femministe solo la pagina “Il Maschilista di Merda”, che però ha 30000 fan, è stata onorata con delle parodie. Se continuano così mi faranno venire il dubbio che abbiano paura di me! Be’, io non mi fermerò di certo…

E.

IMieiTesori
In realtà i libri di questioni di genere sono solo una parte della mia collezione, non la metà! Ci terrei però davvero che passasse il messaggio che anche leggere libri di storia, arte, musica, lingue e letterature straniere, politica, scienze, fantascienza… mi aiuta a correggere la mia percezione di essere al centro del mondo, e quindi, in un certo senso, aiuta il mio femminismo. 

 

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3 pensieri su “Un anno dopo: breve bilancio e altre cose

  1. il femminismo queer come quello della differenza ha aspetti discutibili e criticabili come ogni movimento di liberazione ma come ogni movimento di liberazione hanno contribuito al progresso dell’umanità.
    Ora più che rigettare la mascolnità tradizionale bisogna capire che le mascolinità sono tante e tutte legittime come le femminilità: sei un maschio che va in palestra? sei maschio come uno che fa ricamo, siete enrambi liberi e entrambi dovete essere rispettati

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  2. Ciao, io sono una separatista ma per me il separatismo non è esclusione del maschile ma spazio per il mio femminile e per la sua ricerca, infatti ti seguo perché blog come il tuo sono d’ispirazione.

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