Quando le domande non vengono poste per desiderio di conoscere ma per fare polemica sterile: un comportamento che su internet affligge molti… (traduzioni del post e della vignetta mie, da tumblr

Lo stile di discussione del maschio bianco è risultare oppositivo finché non crolli: a quel punto loro vincono per forza, perché creano le loro regole in cui il fatto che ti incavoli invalida in automatico la tua argomentazione. Il loro segreto è anche discutere di cose di cui non fanno parte o di cui non hanno esperienza, di modo che non sono loro a crollare per primi. E ovviamente, nel caso che questo accada, dicono che si stanno “accalorando”, non “incavolando”…
I bianchi sono come dei bambini che creano regole e seccanti posizioni di dominio per impedirsi di perdere. Alla fine della fiera, sono felici se ti comporti in modo civile e discuti in modo razionale e obiettivo senza incavolarti: ci si stringe la mano e ci si ringrazia per discutere punti di vista “divergenti”, perché in definitiva chiunque deve ascoltare il punto di vista opposto per potersi davvero chiamare “civilizzato”, e questo vale anche se quel punto di vista l’hai sentito per tutta la vita e ti svaluta completamente sul piano umano.
Quello che mi sembra venga definito come il segno distintivo della civiltà per i bianchi è essere deumanizzati e ciononostante subire con dignità. E inoltre non hanno praticamente idea di come funzioni la dinamica del potere in questi “civili dibattiti”.

Ecco perché ho smesso di dare corda a chi applica questo modello di discussione.

Quanto è vero!, e quanto bene si applica a così tante serate a cui ho partecipato.

Questa è un “fare lo gnorri” particolarmente aggressivo, che in inglese viene definito sealioning, che vuol dire “fare come un leone marino”: è il nome dato a una volutamente ricercata, quanto diffusa e aggressiva, forma di ignoranza che si fa passare per un sincero desiderio di comprendere.
La persona che lo mette in atto, il “leone marino”, è qualcuno che quando si trova davanti a un fatto di cui si rifiuta di riconoscere l’entità (poniamo, la persistenza del razzismo sistemico), si metterà a chiedere con insistenza delle “prove”, ed esigerà che sia compito dell’altra persona fermarsi a rispondere alla domanda in un modo per lui soddisfacente. Lo scopo del sealioning non è davvero quello di apprendere o informarsi, quanto torchiare: e proprio come in un interrogatorio di polizia, i “leoni marini” sparano domanda su domanda, indagando e inquisendo finché l’interlocutore dice qualcosa di stupido o si incazza tanto da reagire male.
L’altra importante ragione per cui la gente odia il sealioning è che dare delle risposte è una completa perdita di tempo. Si tratta infatti di una trappola insidiosa. Ovviamente rispondere a domande poste in modo ragionevole è una cosa naturale per molte persone: in fondo, trasmettere conoscenza agli altri di solito è molto stimolante, tanto più se chi apprende è effettivamente interessato, mentre rigettare queste domande può dare l’impressione di condiscendenza o maleducazione, soprattutto se si è davvero condiscendenti o maleducati.
Le domande di cui si sta parlando, tuttavia, non vengono poste perché chi le pone è sinceramente interessato a sapere la risposta: se fosse così, essi farebbero delle ricerche personalmente in base alle affermazioni riportate, e solo in seguito chiederebbero lumi su dati o fatti oscuri o più difficili da reperire. È una delle regole per una discussione civile: se si vuole partecipare a un dibattito, ci si informa prima sull’argomento oggetto di discussione, e si richiedono le prove solo quando un’affermazione suona forzata o obiettivamente oscura. No, le domande in questione sono poste per far perdere tempo a chi deve rispondere. E funziona: in passato io ho replicato a “leoni marini”, offrendo risposte alle loro domande e alle loro richieste di prove, solo per sentirmi controbattere con ulteriori domande ancora più volutamente ignoranti. È un modo per obbligare le persone a rispondere a domande formulate verbalmente in modo neutro ma concepite in mala fede.
Il nome sealioning deriva da una splendida tavola, “Wondermark” di David Malki:

SeaLion

I “leoni marini” pongono domande “in modo educato” ma pongono domande a cui una risposta è stata data infinite volte, perché non sono disposti anche solo ad aprire una nuova finestra nel browser per cercare la risposta o a riconoscere la validità delle fonti, l’esperienza, la conoscenza dell’ambito da parte dell’interlocutore, a prescindere da come si cerchi di soddisfarli.
E si badi, il sealioning è una vera e propria forma di molestia: non viene consentito rispondere che una risposta a quella domanda esiste già, non viene consentito citare fonti, non viene consentito fare riferimento a una risposta data in precedenza, non viene nemmeno consentito allegare un link: al contrario, occorre spendere tutto il proprio tempo e le proprie energie rispondendo nel modo più completo e dettagliato possibile a ogni minuzia di ogni innocente e garbata domanda che fanno. Il sealioning non è un sincero tentativo di fare alcunché, ma solo una collaudata tecnica per logorare un interlocutore.

Questo è il motivo per cui odio discutere su Reddit, o in generale dovunque: se non ci si può incontrare su un terreno simile e avere una discussione vera, dove non si cambiano le carte in tavola in continuazione, e l’argomento in esame non viene deviato in continuazione, è del tutto inutile.

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3 pensieri su “Il sealioning, o del come non perdere mai in una discussione

  1. quindi se pongo domande in maniera educata, senza offendere e accetto anche rimandi a risposte precedenti o link sono o non sono un leone marino?

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  2. Ma il maschio nero, o il maschio asiatico, non si comportano allo stesso modo?
    Mi sembra quasi razzista fare certe distinzioni tra maschio bianco e tutti gli altri…

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