“Se ti senti dare del cuck, congratulazioni: vuol dire che non sei un essere riprovevole”

(traduzione parziale e adattamento, più integrazioni mie, di D. Schwartz, Why Angry White Men Love Calling People “Cucks”, GQ, 01/08/2016 e J. Wright, The Case for Being a Cuck, GQ, 22/03/2017) 

Chi segue la mia pagina Facebook, dove spesso gli haters vengono a insultarmi, ma anche pagine antifemministe, o comunque vicine alla destra conservatrice americana, si sarà molto probabilmente imbattuto in questo curioso insulto. 

CuckColl
Donald Trump e Justin Trudeau sono per molti simpatizzanti dell’alt-right gli emblemi contrapposti di una mascolinità fiera e reattiva da un lato, e di una mascolinità effeminata, politicamente corretta e arrendevole dall’altro: la seconda, in altre parole, sarebbe quella di un cuck.

Il termine “cuckold” in inglese è attestato sin dal XIII secolo ed è connesso al nome del cuculo (in inglese, cuckoo), che come è noto depone le proprie uova nel nido di altri uccelli; col tempo, è diventato un insulto per designare un uomo tradito (e in questo senso il suo più stretto corrispondente italiano è “cornuto”). Nella sua accezione contemporanea, esso ha origine nel mondo della pornografia: partendo dall’area semantica del tradimento, esso è giunto a indicare un fetish: per la precisione, un uomo che prova piacere nel vedere la propria compagna posseduta da un altro uomo. In vari casi il sottinteso è che l’uomo sia bianco e l’amante della donna nero; e se vi state chiedendo perché la cosa sia più umiliante nel caso di un amante nero, congratulazioni: non siete razzisti.
Questa accezione è stata presa da certa destra conservatrice americana, ambienti dove l’hashtag #FeminismIsCancer è ostentato con orgoglio, il vero nemico è il “politicamente corretto”, e “cuck” è diventato un insulto multiuso per chiunque mostri debolezza, o meglio si rifiuti di imporsi con la forza. Il sito conservatore Breitbart (quello dove lavoravano fino a pochi mesi fa sia Steve Bannon, sia l’innominabile gay antifemminista platinato) lo definisce come “mascolinità eccessivamente lassa, che si svende e cede ogni volta. Originariamente una metafora relativa al vedere la propria partner sculacciata da un altro, significa ora genericamente mancanza di principi e di spina dorsale. È un sinonimo di maschio beta o codardo.”
La parola è diventata di uso corrente nel corso della campagna elettorale USA 2016 nella combinazione con “conservatore”: “cuckservative”, vale a dire, è stato applicato a politici come Jeb Bush, considerati deboli ed effeminati. Vale quindi la pena di chiedersi come mai una parola usata in precedenza come titolo di una categoria di pornografia o su forum conservatori come 4chan, sia diventata ora uno degli insulti preferiti di uomini bianchi arrabbiati. Un insulto, per sua natura, mira a colpire quella che viene ritenuta una debolezza dell’avversario. Ora, l’importanza culturale del cuckold in America trova le sue radici nel razzismo: come accennato sopra, uno degli schemi più tipici del genere è quello che vede la moglie di un uomo bianco sedotta da un nero, e questo porta a un’ulteriore umiliazione se il maschio bianco vede il maschio nero come “inferiore”. In altre parole, se occorre far leva sull’umiliazione come fonte dell’eccitazione sessuale, il mondo della pornografia sfrutta anche l’umiliazione di tipo razziale per fare presa sulle percezioni razziste dei suoi spettatori. Del resto, l’angoscia per l’amante nero è sempre stata presente nella cultura occidentale: già in Shakespeare Iago usa espressioni molto colorite per suscitare nel padre di Desdemona la gelosia per la figlia posseduta da un nero; dopo la Guerra di Secessione, il movimento suprematista bianco agitava lo spettro di uomini neri che stupravano donne bianche; e anche da noi in Italia persiste in moltissimi maschi il sentimento bifronte di ammirazione e gelosia per gli uomini di colore, percepiti sia come sessualmente più dotati, sia come più animaleschi, sia soprattutto come “l’Altro” da cui “occorre proteggere le nostre donne”.
Nel 2016, la parola “cuck” ispira i nazionalisti bianchi, che sentono il proprio Paese come loro sottratto e ritengono che ben poco sia stato fatto dall’establishment conservatore per proteggerlo. Quello del “cuck” è un concetto nato dall’insicurezza: una paura di essere inadeguato (sessualmente o in altri ambiti), e che questa inadeguatezza condurrà alla perdita di ciò che gli è più caro e importante. Il punto è che ormai è sempre più chiaro: questi uomini hanno perso. Hanno assistito alla duplice ascesa al seggio presidenziale del primo presidente nero e l’hanno visto diventare un simbolo positivo del progresso e delle promesse degli Stati Uniti, sia in casa che all’estero; hanno visto le donne entrare davvero nel mercato del lavoro e sentirsi forti quanto basta per denunciare ad alta voce le ingiustizie che vivono; hanno vissuto con sgomento l’affermarsi di una cultura “politicamente corretta”, che ha reso loro impossibile essere razzisti in pubblico.
Ma in definitiva, chi sono i “cuck” per questi uomini? Ci sono senz’altro dei nomi, e li vedremo tra un momento, ma vale forse la pena di vedere prima chi non è un cuck. Il principe dei non cuck è ovviamente Donald Trump. Trump non è un cuckservative, dice quello che pensa e non gli importa se è offensivo. E già questo è divertente, perché Trump è un uomo che sembra vivere la sua vita nella paura costante di qualcosa, che siano i popoli del Medio Oriente, o quello che i telegiornali dicono di lui, o l’imitazione che ne fa Alec Baldwin al Saturday Night Live. E come dimenticare l’ossessione nel dimostrare che ha le mani grosse? Che poi magari le mani grosse ce le ha pure, ma la sua corazza è molto, molto sottile. Che qualcuno possa vedere in questo poveretto ossessionato dalla propria immagine una forza incontenibile, credo sia un segno forte che la loro bussola morale è incontenibilmente debole.
Eppure, Trump dice quello che vuole, non importa quanto sia considerato sessista o razzista; promette un enorme muro per tenere i non bianchi fuori dagli Stati Uniti; fa apparire facile il lavoro di presidente. Trump non ha bisogno di una comprensione sottile della politica, o delle statistiche, o di complicati accordi commerciali; lui dice quello che pensa. Si è potuto permettere di ritwittare immagini da siti neonazisti, o di insultare ebrei e disabili senza conseguenze; la sua intera avventura politica è partita accusando il primo presidente nero degli Stati Uniti di essere nato in Africa, e si è potuto permettere di classificare le donne su una scala da 1 a 10, chiamarle “maiale grassone”, sostenere che occorre “trattarle di merda”, e comunque non subire nessun contraccolpo nei sondaggi. E la sua vittoria è senz’altro attribuibile anche a un istinto elementare, una convinzione fortemente radicata dopo generazioni di desolanti compagne culturali: un uomo sicuro di sé è più qualificato di una donna. E dal momento che The Donald ha sbaragliato il campo dei cuckservatives con la sua virile possanza e i suoi capelli fluttuanti, chi non voleva rinunciare a servirsi di un buon insulto ha continuato a servirsene nella sua forma abbreviata “cuck”, primariamente per i sostenitori di Hillary (come pure per chiunque contesti Donald Trump in materia di ortografia, logica o fattualità). Perché, in fondo, che cosa significa essere un “cuckold” se non essere umiliato da una donna? Il cuckold è in balia della donna, perché è lei che può decidere di stare con lui o con qualcun altro, e lei sceglie l’altro per punirlo della sua inadeguatezza sessuale. Se gli insulti che qualcuno lancia rappresentano le sue paure, quelli che chiamano altre persone un cuck lo fanno perché credono disperatamente che così facendo i brandelli della loro preminenza sessuale e razziale potranno essere protetti; e finché Trump sarà al potere, questi uomini bianchi arrabbiati che danno agli altri del “cuck” potranno tirare un sospiro di sollievo, nella consapevolezza (o nell’illusione) che ancora per alcuni anni le loro opinioni saranno condivise da milioni di altri americani, e loro potranno fare finta di non avere paura della propria impotenza.
Trump però non è l’unico a godere della stima di questi ometti. Tucker Carlson è considerato un maschio alfa dell’alt-right e un sito cospirazionista affermò che “you can’t cuck the Tuck”. Un altro ancora è Scott Adams, che ha dimostrato di non essere un cuck quando dichiarò che gli Stati Uniti sono un matriarcato perché in uno spot di un detersivo il bucato lo faceva un uomo, quando ha preso in giro i genitori di un soldato caduto, e quando ha postato un selfie a torso nudo su Twitter. Ora, è sì vero che uomini così possono anche trovarsi ragazze o mogli avvenenti (la società educa molte donne a sopportare molti comportamenti ridicoli in cambio della sicurezza economica), ma fare in modo che le donne si sentano a malincuore “prese per la figa” è diverso dall’essere desiderabile, una differenza che sembra eludere molti membri dell’alt-right. E non credo di parlare a sproposito se credo che gli uomini citati fin qui non sono esattamente gli uomini che fanno fare sogni proibiti alla maggior parte delle donne.
Uno di quelli che si merita questa sorte è però Jason Kander, che essendo Democratico è cuck per definizione. Kander è un veterano dell’Afghanistan che può letteralmente montare un fucile a occhi chiusi; o meglio, può farlo, quando non gestisce una fondazione per incoraggiare più americani a votare, o non le suona ai suprematisti bianchi. Per par condicio citiamo anche il repubblicano John McCain, considerato un cuck perché si oppone al travel ban di Trump e ha sostenuto che gli attacchi di Trump alla stampa sono “il modo in cui i dittatori ascendono al potere”. McCain è un veterano che ha partecipato a 23 missioni prima di spendere cinque anni e mezzo in un campo vietnamita per prigionieri di guerra, dove fu torturato perché si rifiutò di dare ai Viet Cong le informazioni che loro cercavano. A prescindere dalla politica, se questo vuol dire essere un codardo, vuol dire che lo standard del coraggio è bello alto. George Clooney è chiamato “the Hollywood cuck” e anche lui pare passarsela bene, con la sua bella moglie avvocata per i diritti umani e in procinto di partorire due gemelli, nonché con i suoi “satelliti spia” che portano alla luce violazioni dei diritti umani in Sudan. E poi ovviamente c’è Justin Trudeau, che è chiamato cuck perché… accoglie i rifugiati? Sostiene il femminismo? È una persona molto a modo? Per quel che vale, sembra che persino Ivanka Trump non lo consideri un maschio beta.
Perciò, se sei un cuck, questo significa che stai facendo qualcosa che dimostra banalmente empatia umana. Forse ti sei solo dichiarato “femminista”; forse hai preso le difese di una categoria più debole; forse eviti di ostentare una mascolinità aggressiva e prepotente. Queste sono le azioni di chi si preoccupa delle altre persone; le azioni di una persona, peraltro, con cui le donne prenderebbero in considerazione l’idea di avere del sesso soddisfacente per entrambi, e magari, se le cose funzionano, con cui allevare altri piccoli cuck in futuro. Gli uomini che ora vengono descritti come cuck fino a non molto tempo fa venivano descritti come “a modo”, “gentili”, “premurosi”, “onesti”. Se queste qualità ora valgono come insulti, non è certo un problema loro.

E. 

P.S. Questo è un collage che feci tempo fa di tutte le volte che degli haters erano venuti a dimostrare la loro solerzia e preoccupazione per la mia sessualità:

Rectangle copy

Notare quante volte ricorra la parola cuck o comunque compaiano riferimenti alla dominazione sessuale. Non la riporto però per farmi compatire (questi signori li trovo perfino buffi), ma per tre ragioni: la prima è mostrare che questo insulto è ormai diffuso anche in vari ambienti antifemministi italiani; la seconda è sottolineare come spesso questi gentiluomini mi accusino di prendere materiale da blog e siti anglosassoni ma loro stessi usino un insulto in inglese perché non sono riusciti a trovarne uno in italiano; e la terza è che poco dopo la pubblicazione essi segnalarono a Facebook questo collage e il social network, sempre così efficiente in questi casi, la rimosse prontamente. Mi stupì dolorosamente che costoro non ebbero il coraggio di prendersi la responsabilità dei loro stessi insulti, lasciati sulla mia pagina pubblica. A proposito di mascolinità fragile… 😉

E.

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18 pensieri su “Cuck: origini e sviluppo di un insulto

  1. Non sarei d’accordo su fatto che i cuck non siano sempre razzisti, visto che se provano piacere nel farsi scopare la propria donna da un nero ma non da un ianco o da un’asiatico sono razzisti e molti lo sono…

    Inoltre, sono razzisti e sessisti anche alcuni “bulls” visto che considerano la donna “altrui “come oggetto e spesso e volentieri è razzista e maschilista lo stesso fetish dell’uomo nero, fetish stereotipato che vede nei neri degli uomini iper-machi e machisti e che viene usato da molti sessisti e razzisti nonché omofobi afroamericani per discriminare gli afroamericani che non si conformano a questo stereotipo sessista e machista nonché per gl afroamericani gay e in generale per tutti i gay…

    Inoltre, per capire sino a dove arriva l’estremismo di questo fetish si pensi alle migliia di pagine su internet sul tema, tra cui il nto blog per fetish cuckold “Niggas Rule”(niggasrule.blogspot.com) dove si fa apologia dello stupro razzista(commesso da un nero nei confronti di una bianca e approfittando della sottomissione del maschio bianco) in molti post e ce ne sono altri così

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  2. Poi, per il resto concordo con il contenuto dell’articolo e comunque direi che un ragazzo/uomo non è certamente un “cuck” e per i “cuck”, ci sono quelli che lo sono per libera scelta e sono loro libere scelte … magari lacosa fastidiosa sarebbe che l’immaginario del cuck è diffuso esageratemente nel mondo del porno e a volte nei media e si vuole “imporre” come normatività quando comunquerichiama archetipicamente alla sottomissione e invece dovremmo basarci sull’uguaglianza,di sesso e di razza…

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  3. Ah dimenticavo, non concordo sul fatto dell’importanza… non è mica vero che chi parla di cukc debba essere impotente o avrne paura, anche dare dell’impotente è non raramente usato nel linguaggio sessista e maschilista ed inoltre si banalizza l’impotenza, che è una condizione di salute seria ….

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  4. Un’ultima osa, se è vero che esista in alcuni una gelosia e ammirazione per luomo nero è vero che esiste,anche in Italia,un’ammirazione e gelosia per l’uomo forte alla Trump, che in pubblico è negata ma nei fatti poi Trump era tanto odiato ma è diventato presidente, idem tanti altri personaggi considerati uomini forti …

    Penso che in questo caso c’è il pensiero che si tratti di uomini sessualmente più dotati(Trump ha una vita sessuale molto attiva, al contrario di molti altri politici) manche dal carattere deciso e coraggioso che dicono quello che pensano e sono sicuri di sé e anche la pornografia(etero e gay)parla di ciò, ma a differenza del fetish dell’uomo nero di cui si straparla ogni giorno il fetish dell’uomo forte è tabù ed è ufficialmente disprezzato, eppure i calendari di Mussolini vanno a ruba,si sentono elogi di Putin/Trump/Stalin/Lenin da parte di molti uomini e donne nei social(ma non in pubblico), si sentono moltissime donne che sostengono di volere l’uomo forte e che oggi non c’p n’é e anche uomini ecc, così come va il trend dell’uomo con un pò di muscoli e uomini e donne insultano chi ha un fisico gracile…sono tutti discorsi sulla virilità insomma,pene grande/personalità forte/decisionismo/a volte muscolosità/menefreghismo assoluto del giudizio altrui e all’occorenza comportamento ribelle verso le regole e dogmi dominanti, sano quelli della religione che del politicamente coretto …

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    1. sono un uomo gracile insofferente alle regole della religione e detesto i maschilisti ma riconosco alle donne il diritto di essere attratte fisicamente da uomini muscolosi o “dotati” sessualmente. Ognuno ha i suoi gusti estetici, ci sono donne che preferiscono gli uomini muscolosi o col pene grande e va bene così non sono sessiste, hanno diritto ad avere le loro preferenze nella scelta del partner, altre donne hanno altre preferenze e va bene lo stesso.
      E e a un uomo gay piace l’uomo muscoloso anche questo è legittimo. Anch’io come uomo eterosessuale ho delle preferenze fisiche nella scelta della mia partner e ed è mio diritto averle. Le preferenze fisiche e/o caratteriali nella scelta del nostro partner sessuale o sentimentale sono insindacabili.
      (e ritengo che dare dell’impotente a chi usa “cuck” come insulto sia legittimo, tanto è vero che l’articolo mostra come tanti presunti “cuck” da McCain a Clooney non siano affatto deboli e con ogni probabilità hanno una vita sessuale più appagante degli “angry white men” che li offendono)

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  5. “la società educa molte donne a sopportare molti comportamenti ridicoli in cambio della sicurezza economica)”

    credo che ogni donna e ogni uomo il partner se lo scelga liberamente (almeno in occidente) in base a gusti, affinità, preferenze fisiche e caratteriali nella scelta del partner, motivazioni, criteri e priorità varie e non giudicabili
    Quanto al “cuckold” è un insulto ridicolo. Sì ci sono certi uomini che godono nel vedere la loro compagna con altri uomini, io non sono così ma finchè sono tutti adulti consenzienti non vedo nulla di male.

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    1. e non credo affatto che chi ha questa tendenza sia per forza impotente. L’impotenza sessuale, la disfunzione erettile è faccenda seria

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  6. e ovviamente uomini e donne hanno diritto di preferire le personalità forti o menefreghiste o ribelli nella scelta del partner, c’è a chi piacciono, e non mi pare tuttavia che le personalità meno forti e meno ribelli siano tutte single (e personalità forte non vuol dure insensibile). selezionare il nostro partner secondo le nostre preferenze fisiche, sessuali e caratteriali è cosa legittima che tutti/e facciamo. L’attrazione fisica e mentale conta e se non scatta non è colpa di nessuno.
    Una cosa è certa i vittimisti o chi ostenta vere o presunte fragilità e le esprime con rancore giustamente non piace a nessuno

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  7. ci sono corpi maschili e corpi femminili fisicamente più belli di altri e che in linea di massima attraggono di più va accettato serenamente. questo non impedisce a chi bello/a non è di avere storie d’amore, piacersi e piacere a qualcuno

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  8. Il problema su questo punto è che ciò non è accettato, basti pensare al fenomeno della moda curvy(rigorosamente femminile).I media e il mondo della moda veicolano che esse sono vere donne e vere donne belle perché la bellezza è relativa e da quel che si legge si diffonde l’idea che è sbagliato che a un’uomo gli debbano piacere solo donne di un certo tipo e non altre perché la “bellezza è relativa” mentre l’incontrario non c’è e sarebbe quasi impossibile, immaginatevi se i media e la moda diffondessero l’idea che gli uomini gracili o curvy sono belli e anzi più belli e “veri uomini” rispetto all’uomo palestrato, andrebbe contro i pregiudizi e la normatività dominante…

    Sia chiaro, i gusti sono gusti e non c’è niente di male nelle curvy come anche non c’è niente di male nei curvy e nei gracili …

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    1. Il problema è quello, che si parla solo delle curvy e anche giustamente per combattere la discriminazione ma non di maschi curvy,graciali o che si discostano dal modello normativo del tipico uomo palestrato, che non è nient’altro che il modello maschile dominante nel patriarcato.

      Da femminista antidogmatica dico che anche e sopratutto gli uomini hanno bisogno di emanciparsi dalla dittatura dell’immagine e ad avere diritto che le loro diversità vengano rappresentate o perlomeno accettate mediaticamente e socialmente, o perlomeno se è impossibile che un’uomo non palestrato e lontano dai canoni della mascolinità dominante socialmente e mediaticamente sia considerato di uguale rilevanza e parità rispetto a un’uomo palestrato “superiore” nella gerarchia sociale e culturale, perlomeno sarebbe giusto che venga maggiormente tutelato dai media e dalla società e che non venga sottoposto a discriminazione come avviene a livello normativo(almeno nelle scuole e a volte più indirettamente da adulti), un pò come avviene per le curvy nel campo femminile,

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      1. Valentina, sono un maschio gracile e non mi sento discriminato affatto. Devo accettare che il mio corpo è in linea di massima meno bello fisicamente di altri corpi più atletico. Se a una ragazza che mi arrapa, arrapano di più i maschi palestrati io lo devo accettare, lei ha diritto alle sue preferenze fisiche nella scelta del partner anch’io ho le mie: non sono attratto dalle donne obese o molto più vecchie di me, vuol dire che discrimino? No, ho i miei gusti.
        I corpi snelli e tonici sono più belli dei corpi secchi e scheletrici, i corpi formosi e ben proporzionati (come quelli di molte modelle curvy come Ashley Graham e Laura Brioschi) sono più belli dei corpi obesi gravi, vale per uomini e donne e accettiamolo senza tanti piagnistei, tanto più che pure i brutti e le brutte possono trovare amore e sesso, solo che non è un diritto assoluto trovarli, o capita o non capita. bisogna avere il coraggio di dire che fare sesso, essere ritenuti attraenti sessualmente, essere ritenuti belli non sono diritti, sono privilegi, il privilegio che un’altra persona ti da’ di condividere il suo corpo e fare l’amore con lei perchè è attratta dal tuo corpo (non solo da questo, ma anche da questo). Siamo abituati a considerare il privilegio come qualcosa di ingiusto e da abbattere e di solito lo è ma non in questo caso. gli uomini brutti hanno le stessa possibilità di ottenere sesso che hanno le donne brutte, possibilità che esiste ma è inferiore a quella dei belli e delle belle, e va accettato serenamente. anche se sei brutto, anche se hai il fisico di Danny De Vito puoi trovare l’amore e fare sesso (a volte con gente più bella di te e a volte no) ma devi accettare che il corpo atletico di Luca Argentero è più bello del tuo e attrae di più. Stesso discorso al femminile, non è “discriminazione” è realtà e va accettata

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      2. Ciao Valentina, condivido del tutto il tuo discorso, anche se non penso sia colpa del femminismo, nemmeno di quello famigerato della terza ondata :D, al limite si è considerato scontato che un uomo già venisse valutato abbastanza per la personalità, rispetto al fisico, soprattutto poi durante la crescita del fenomeno dell’anoressia, che preciso è vero che non è in tutti i casi un problema di dismorfofobia, ma in molti casi lo è eccome, lo so per una mia parente in passato.
        Premesso ovviamente che tutti i gusti sono legittimi come dice Paolo se espressi con rispetto, anche se frutto di condizionamenti (da distinguere dall’indottrinamento) come inevitabile per tutti noi, però sì, è importante esserne consapevoli, uomini e donne e lavorare per un’emancipazione anche maschile. Visto che anche l’uomo è il primo nemico di sè stesso in questa ossessione con la maschilità autentica identificata ormai, da questa “destra” reazionaria, indissolubilmente coi costrutti patriarcali, con dominio e l’aggressività senza la concezione possibile di un rapporto paritario. Di conseguenza anche un ragazzo può essere sfottuto molto nel fisico, da uomini e donne.
        Piccolo errore mi permetti? Un, davanti ad un nome maschile non ha apostrofo, solo davanti al femminile ;), spero di non essere inopportuno.

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        1. non mi piace neanche “condizionati”, i nostri gusti estetici e anche alimentari nascono come è inevitabile che sia dentro una cultura (senza cultura moriamo) ma sono comunque nostri, genuini a prescindere da quanto siano statisticamente frequenti

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  9. Justin Trudeau è l’esempio perfetto della sottomissione culturale in questo mondo degenerato. Tutte belle parole le tue, caro maschio Beta, e ragionamenti che sembrano perfino seguire un filo logico. Peccato che tu faccia parte di una degenerazione che affonda le sue radici nel relativismo culturale genocida della nostra società, e che auspichiamo, sarete risucchiati dal vortice in cui lo sciacquone della storia vi trascinerà.
    Con affetto, uno che ammira le diversità, ma si riconosce in una precisa identità.
    Ciao, fenomeno!

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  10. Le minchiate su Obama potevi risparmiartele: l’ennesimo burattino dell’establishement ammerdegano. Odiare l’America è un preciso dovere civile e morale di ogni identitario, è una non-nazione fondata sul genocidio dei suoi nativi, di stampo criminale anglofrancese(ricordati chi erano i primi coloni)e non poteva che finire nel mondo in cui è finita, specie negli ultimi 70 anni. Elessero il nero Obama per far contenti i sinistroidi tutti CUL-turalmente aperti, soprattutto CUL, dopo i disastri di Bush, e ora hanno eletto il “macho” Trump per far contenti i destroidi pro-repubblicani, dopo i disastri dell’abbronzato. Ma gli USA rimangono la più alta forma di degenerazione umana della storia, un melting pot incasinato, senza morale, senza rispetto, senza radici vere e proprie, senza STORIA e senza IDENTITA’, portatori del cancro relativista in cui “ognuno può essere ciò che vuole”. Tutte farse per boccaloni che ancora corrono dietro al sogno di “diventare qualcuno inseguendo i soldi e la carriera”. Il sogno americano/europeista è finito. Cali il sipario, ricominci la pulizia della società.

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