Contro la violenza sulle donne possono anche esserci leggi internazionali o nazionali, ma esse vanno contro l’idea ancora viva che la violenza è per gli uomini un comportamento accettabile, o persino che essi la debbano dimostrare attivamente.

(tr. da N. van der Gaag, Feminism and Men, Ch. 7, Proving Their Manhood, pp. 179-183; 186-187)

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C’è qualcosa di strano nei due occhi che si celano dietro il nero burqa: nonostante il trucco impeccabile e la sicurezza dello sguardo di questi occhi bruni, quello sinistro è diverso dal destro; solo dopo un po’ ci si accorge che ciò è dovuto a un enorme livido scuro tutt’attorno. Questa fotografia, tuttavia, rompe barriere, e non ossa, in quanto è il primo manifesto contro la violenza domestica in Arabia Saudita, un Paese dove i diritti delle donne rimangono nascosti quanto il volto della donna nella foto. Il testo, che rientra in una campagna della Fondazione Re Khalid, dichiara: “Alcune cose non possono essere coperte […] Il fenomeno della violenza fisica sulle donne in Arabia Saudita è molto più rilevante di quanto appare in apparenza […] È un fenomeno che resta all’oscuro.”
Se il problema della violenza da parte del compagno comincia a emergere dall’oscurità persino in Arabia Saudita, dove le donne ancora non possono votare, o addirittura uscire in pubblico se non sono completamente velate e accompagnate da un uomo, forse anche in questo territorio difficile il cambiamento è possibile. Quel che è certo è che ce n’è bisogno: nel sondaggio online per questa indagine, la maggioranza delle risposte (61%) ha espresso la preoccupazione che la violenza fosse l’ambito principale in cui l’uguaglianza di genere si sarebbe deteriorata negli ultimi dieci anni. In un altro sondaggio del 2011 condotto dall’Association for Women’s Rights in Development (AWID), le organizzazioni femminili ponevano la lotta alla violenza contro le donne al primo posto nella lista delle priorità.
L’indagine statistica mostra che c’è un’evidente e urgente necessità di intervenire, in quanto la violenza contro le donne da parte degli uomini continua ad essere tanto generalizzata su scala mondiale quanto praticata a livelli impressionanti. Secondo un rapporto dell’OMS, che analizzava dati provenienti da 141 studi su 81 Paesi, il 35% delle donne in tutto il mondo è stata violentata o ha subito maltrattamenti fisici, la maggior parte di esse (80%) da parte del compagno o dello sposo.

– Negli Stati Uniti, la Rete Nazionale contro la Violenza Domestica riferisce che tre donne al giorno muoiono a causa della violenza domestica, e una donna su quattro subisce violenza domestica nell’arco della propria vita;
– Uno studio scientifico sulla violenza domestica in cinque stati in India ha scoperto che l’84% delle 1250 donne intervistate aveva subito violenza fisica a vari livelli;
– Interviste con 42000 donne in tutta Europa hanno rivelato che più di una su cinque è stata vittima di violenza fisica e/o sessuale da parte di un partner presente o passato;
– In Vietnam, il 58% delle donne sposate ha affermato di avere subito almeno un tipo di violenza, fisica, sessuale o emotiva;
– In Ecuador, un’indagine nazionale del 2011 ha scoperto che il 60,6% delle donne intervistate avevano subito un qualche tipo di violenza di genere: fisica, psicologica, sessuale o economica.

La prevalenza della violenza contro le donne e il fatto che essa prescinda da classe sociale, età, religione, stato civile, orientamento sessuale, origine etnica, indica non solo che è diffusissima, ma anche che è ancora considerata accettabile. Molte definizioni di violenza includono la violenza fisica e sessuale, ma anche la violenza psicologica ed economica. Sembra inoltre che occorra ben poco per scatenare tale violenza, come dimostrano gli attacchi su Twitter contro Caroline Criado Perez, minacciata di stupro solo per aver avanzato la proposta che Jane Austen dovrebbe comparire sulle banconote del Regno Unito. Due dei responsabili si trovano ora in carcere (e il fatto che una dei due fosse una donna dimostra quanto radicate le opinioni negative sulle donne siano in entrambi i sessi) ma gli altri non sono mai stati rintracciati. I confini di ciò che è considerato “accettabile” sembrano ritirarsi ogni volta sempre più.
Nel Regno Unito, Laura Bates ha lanciato nel 2012 la campagna “Everyday Sexism”, con la richiesta alle donne di condividere le loro storie. All’inizio del 2013 aveva già raccolto più di 25000 risposte da donne e ragazze di ogni classe sociale e provenienza geografica. Sono una prova sconcertante di quanto il sessismo e la misoginia rimangano fiorenti come non mai. 

– Una ragazza in Pakistan ha raccontato di come abbia tenuto nascoste le violenze sessuali per preservare l’“onore della famiglia”;
– Una donna in Brasile è stata molestata da tre uomini che hanno provato a trascinarla nella loro macchina dopo che lei li aveva ignorati;
– In Germania una donna era stata toccata così spesso nelle parti intime e sul sedere da descrivere il gesto come “la norma”;
– In Messico, un professore ha detto a una sua studentessa “Calladita te ves más bonita” (“Sei più carina quando stai zitta”);
– In Israele, un’insegnante con una laurea specialistica e la conoscenza di sei lingue si è sentita dire che non sarebbe stata una moglie adeguata per il futuro marito;
– In Francia, un uomo si è spogliato davanti a due sorelle di 12 e 16 anni mentre stavano facendo un pic-nic in un parco;
Su un autobus in India, un uomo ha tenuto premuto il pene in erezione sulla schiena di una donna, che per la paura lei poi non ha denunciato.

In India, il cosiddetto “eve-teasing” è un termine di uso comune che abbraccia una gamma di comportamenti, dai fischi per strada alla manomorta. È un problema serio per le donne e sono state lanciate molte campagne, anche online, per combatterlo. Una di queste era a Bangalore, dove una sostenitrice ha osservato: “Se vogliamo davvero risolvere questa situazione come società, la soluzione non può essere insegnare a donne e bambine a organizzare la propria vita in modo da evitare situazioni che conducano all’eve-teasing; piuttosto, occorre insegnare a uomini e ragazzi il modo corretto di trattare le donne e di esprimere il proprio apprezzamento e rispetto per loro”.
Il problema della violenza contro le donne, in particolare in casa, è che è spesso tuttora considerata una questione privata fra moglie e marito (il problema della violenza nell’ambito di coppie lesbiche, gay o transgender è praticamente ignorato), il che permette a moltissimi uomini di scamparla, nonostante leggi nazionali e internazionali proibiscano la violenza domestica; per esempio, lo stupro nell’ambito del matrimonio è stato criminalizzato in molti Paesi solo in tempi tutto sommato recenti. In molti Paesi tanto le donne quanto gli uomini sono educati a considerare il picchiare la moglie come un aspetto “normale” di una relazione matrimoniale: ad esempio, una ricerca ha scoperto che in Nicaragua il 25% delle donne che abitano nelle campagne e il 15% di quelle che risiedono in città hanno affermato che un marito che picchi la moglie per non aver badato ai figli o alla casa è giustificato; in Egitto, tra il 40 e l’81% delle donne ha affermato che picchiare la moglie è un atto giustificato per ragioni che includono trascurare la casa o i figli, rifiutare un rapporto, rispondere a tono o disobbedire; in Vietnam, il 35,8% delle donne ha dichiarato che in certe situazioni accettano un trattamento violento da parte dei mariti.
[…]
Sono gli uomini a perpetrare la maggior parte della violenza contro le donne. Pare essere una tendenza recente quella di far presente che anche le donne possono essere violente, come se questo pareggiasse i conti. È ovvio che anche le donne possono essere violente, non solo perché generalmente sono meno forti fisicamente degli uomini, ma anche perché non hanno la stessa urgenza di essere violente per affermarsi: per gli uomini, infatti, il legame tra violenza e mascolinità è parte della loro contraddittoria esperienza del potere.
Le statistiche lo confermano: negli Stati Uniti, per esempio, le donne compiono abusi sessuali nei confronti dei ragazzi nel 14% dei casi e nei confronti delle ragazze nel 6%; nel Regno Unito, le donne rappresentano il 7% di tutte le condanne per violenza domestica nel 2011, secondo la magistratura britannica. Inoltre, degli studi hanno dimostrato che le donne violente nei confronti del compagno riferiscono spesso di fare ricorso alla violenza per difendersi: per esempio, in uno dei campioni il 75% delle donne che avevano affermato di essere violente hanno dichiarato di aver agito così per autodifesa. Un altro studio ha rilevato che “è assai improbabile che la violenza praticata dalle donne cessi, a meno che non cessi anche la violenza dei compagni contro di loro”.
La legge dovrebbe essere un modo per fermare la violenza, e in effetti ci sono stati dei progressi: leggi contro la violenza di genere esistono a livello internazionale e nella maggior parte dei Paesi, e continuano ad essere aggiornate e migliorate. Per esempio, in Brasile la legge “Maria da Penha” sulla violenza contro le donne (2006), risultato di lunghe campagne da parte delle organizzazioni per i diritti delle donne, fornisce numerose protezioni legali, compresi tribunali speciali, incarcerazione preventiva per minacce aggravate, pene accresciute per i colpevoli, misure positive per sostenere le donne ed educare il pubblico. Il governo brasiliano ha anche destinato numerosi fondi per far osservare la legge: nell’agosto 2007 il presidente del Brasile annunciò un finanziamento di 590 milioni di dollari destinato a ciò.
Tuttavia, troppo spesso le leggi non sono rispettate e gli uomini non vengono mai puniti. Danijela Pesic, di un Centro Indipendente per le Donne di Belgrado, Serbia, che lavora da vent’anni sulla violenza contro le donne, afferma che l’unica soluzione sistematica per aiutare le vittime è migliorare il rispetto della legislazione già varata. Le donne devono inoltre essere in grado di denunciare la violenza ma spesso hanno troppa paura: un sondaggio a livello europeo ha rilevato che solo il 14% delle donne ha denunciato alla polizia il caso più grave di violenza domestica da parte del loro compagno.
Afferma Michael Kaufman, cofondatore della campagna “White Ribbon” di uomini contro la violenza sulle donne: “Quali che siano le complesse cause sociali e psicologiche della violenza maschile, essa non sopravvivrebbe se non fosse approvata esplicitamente o tacitamente nelle tradizioni sociali, nei codici legislativi, in chi dovrebbe far rispettare la legge, e in certi insegnamenti religiosi.” Contro la violenza e contro la violenza sulle donne possono anche esserci leggi internazionali, leggi nella maggior parte dei Paesi; ma esse sono solitamente trascurate perché vanno contro la nozione che la violenza è per gli uomini un comportamento accettabile, o persino che essi la debbano dimostrare attivamente.

Per concludere, alcuni esempi di norme culturali e sociali che promuovono la violenza contro le donne:

– Un uomo ha il diritto di affermare la propria autorità su una donna ed è considerato socialmente superiore (es. India, Nigeria, Ghana);
– Un uomo ha il diritto di castigare fisicamente una donna per “correggere” il suo comportamento (es. India, Nigeria, Cina);
– La violenza fisica è un modo accettabile di risolvere il conflitto in un rapporto (es. Stati Uniti);
– La violenza intima da parte del partner è argomento “tabù” (es. Sud Africa);
– Il divorzio reca disonore (es. Pakistan);
– In un matrimonio l’uomo ha diritto al sesso (es. Pakistan);
– L’attività sessuale (compreso lo stupro) è un segno di mascolinità (es. Sud Africa);
– Le ragazze sono responsabili per tenere a bada le esigenze sessuali di un uomo.

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Un pensiero su “Rompere le barriere, non le ossa

  1. Siete dei nazifascisti di merda!
    Col pretesto di “proteggere” le donne volete reprimere gli uomini e seminare odio e diffidenza verso di loro.
    E sciorinate tutto il vademecum del buon “opinion maker” occidentale odierno.
    Mi fate quasi essere contento che sia salito Trump, pensate un po’…

    Mi piace

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