Quando non mettiamo in discussione il sessismo attorno a noi, siamo tutti complici.

(tr. di S.R. Harper, Many men talk like Donald Trump in private. And only other men can stop them., The Washington Post, 8/10/2016)

Io conosco Donald Trump. Sì, non ci siamo mai incontrati, ma lo conosco bene.
In vari momenti durante la campagna elettorale ho percepito in lui una inquietante familiarità ma non sono mai riuscito a determinare per bene di che cosa si trattasse. Dopo aver visto il video di questo candidato alla presidenza e marito che parlava di baciare donne, afferrare le loro vagine e usare la propria fama per indurle a fare qualunque cosa volesse, però, riconosco in pieno l’uomo che conosco sin da quando ero un ragazzo. Il Trump di quel video è un dongiovanni impenitente e sporcaccione, sessista e misogino, che svilisce e talvolta molesta sessualmente le donne. Conosco quest’uomo e così tanti simili a lui; vorrei tanto che non fosse così, eppure è così, da molto tempo.
Il fatto è che molti uomini oggettificano le donne e dicono cose vergognose a proposito del loro seno, del loro didietro e di altre parti del corpo, in spazi comuni dove ci incontriamo. Nella sua risposta alla diffusione del video, Trump ha affermato che i suoi commenti erano “chiacchiere da spogliatoio”. Questa è una difesa alla “so’ ragazzi” del sessismo e dell’oggettificazione delle donne, eppure egli non ha torto là dove afferma che alcuni uomini parlano veramente così: e non si tratta di uscite limitate alle palestre e alle docce in villeggiatura, ma le si rileva fin troppo spesso in altri luoghi dove gli uomini si incontrano: in circoli maschili, sui campi sportivi, nei negozi dei barbieri, al bar. Mi è capitato persino di vedere uomini mettersi in disparte e commentare così le mamme alle feste di compleanno dei bambini. Quelli che prendono parte a questi “discorsi da maschio” sono premiati, mentre quelli che preferiscono non contribuire, e in particolare i maschi che criticano tali esternazioni, vedono la loro mascolinità messa in discussione e rischiano di essere relegati al margine dell’accettazione sociale.
Io ho passato buona parte della mia vita lavorativa a studiare gli uomini e le loro mascolinità; la mia ricerca mi ha portato a parlare con migliaia di giovani uomini, per lo più studenti delle superiori e dei primi anni dell’università: molti mi hanno detto di aver scoperto di essere Trump alle medie, a volte prima. I mezzi di comunicazione, i genitori, i familiari, gli amici, determinano sin da un’età precoce il modo in cui i maschi apprendono a pensare e a parlare delle donne. Pur essendo più grande di loro, comprendo quello che mi dicono, e in parte mi ci riconosco. Le cose orribili che Trump affermava in quel video sono commenti che ho spesso sentito da miei amici maschi sin da quando ero adolescente. Da ragazzo, assistevo a uomini più grandi fare apprezzamenti sui corpi delle donne e li sentivo dire quello che avrebbero fatto loro, per esempio “Guarda il culo di quella!” o “Quella me la sbatterei tutta la notte!”. In verità, ho conosciuto dei Trump per quasi tutta la mia vita.
E tuttavia, nonostante l’assuefazione, le parole che ho sentito pronunciare a Trump mi hanno inorridito. Il passaggio che mi ha disturbato di più è stato: “Sai, io sono automaticamente attratto da quelle belle: comincio a baciarle, è come una calamita! Le bacio e basta, non aspetto nemmeno! Quando sei una celebrità te lo lasciano fare. Puoi farci di tutto, anche afferrarle per la figa”.

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Baciare o toccare qualcuno senza il suo consenso è molestia sessuale. È tipico che gli uomini si vantino di tali comportamenti: i giovani che ho intervistato dicono che i loro amici maschi esaltano spesso queste esternazioni, e capita di rado che un uomo chiami un altro maschio a rispondere, o anche solo manifesti la sua contrarietà, quando sente le descrizioni di questi gesti riprovevoli. I dettagli delle conquiste sessuali (anche tentativi falliti, come Trump quando afferma di aver portato a una donna sposata delle suppellettili nella speranza di fare sesso con lei) di norma vengono celebrati. E poiché questo tipo di vanterie è così comune, gli uomini nella mia ricerca confessano che non sempre si rendono conto che loro stessi e i loro simili parlano delle donne in modi deprecabili. Nasconderlo dietro la maschera dell’“ironia”, o delle battute, peggiora solo il problema facendolo sembrare accettabile, e accettabile non è.
Quando noi uomini non riusciamo ad affrontare altri uomini sulle cose inquietanti che quelli affermano sulle donne, e affermano di fare loro, contribuiamo a preservare una cultura che giustifica le molestie sessuali, le aggressioni e altre forme di violenza di genere. So dalla mia ricerca che affrontare i simili è difficile per un quattordicenne che vorrebbe soltanto essere apprezzato e accettato dai compagni, di classe o di squadra: gli occorre che sia un insegnante o l’allenatore a intervenire e a far cessare le “chiacchiere da spogliatoio”. Forse Trump, che aveva 59 anni quando il video fu registrato, e Billy Bush, i cui commenti sono altrettanto disgustosi, non hanno mai avuto un maestro di qualunque tipo che li mettesse di fronte al loro sessismo. A lezione nelle scuole superiori e nelle università i maschi devono avere l’opportunità di vedere le donne in modo diverso, di sviluppare approcci più progressisti sul ruolo delle donne e sul loro valore nella società, e di smantellare i modi in cui sono stati condizionati a vedere e parlare delle donne. I giovani (non solo quelli che si parlano negli spogliatoi) hanno bisogno che siano i padri, gli zii, gli insegnanti maschi, le guide religiose, e in generale gli uomini adulti nelle loro vite a insegnare loro come apprezzare le donne in modo sano e parlare di loro. Purtroppo spesso siamo proprio noi adulti a non rispettare questo modello, soprattutto quando ci troviamo in spazi interamente maschili in compagnia di uomini di cui abbiamo bisogno per affermare la nostra mascolinità.
Sono abbastanza sicuro che a sentire le parole schifose che Trump ha pronunciato oltre dieci anni fa molte elettrici voteranno contro di lui il mese prossimo; eleggere la prima presidente donna, tuttavia, non farà scomparire il sessismo, tanto quanto l’elezione di Barack Obama non ha fatto scomparire il razzismo. Per avere un progresso, gli uomini devono fare di più che limitarsi a non votare per Trump: dobbiamo sfidarlo e rimproverare chiunque dica cose simili a quelle che lui ha affermato nel video; dobbiamo smettere di giustificare le disgustose offese nei confronti di donne e ragazze come “chiacchiere da spogliatoio”. Le femministe e molti altri coraggiosi attivisti hanno fatto molto per contestare scambi come quello fra Trump e Bush, ma occorrono uomini come noi se vogliamo mettere i nostri amici di fronte alle loro responsabilità per le cose che essi dicono e fanno e che contribuiscono all’oggettificazione delle donne. Dobbiamo sfidare i loro valori, il loro linguaggio e le loro azioni.
Conosco dei Trump da troppo tempo: sono miei amici, miei colleghi, e moltissimi altri uomini con cui interagisco abitualmente. Ora, più che mai, capisco che lasciarli parlare così delle donne rende me sessista tanto quanto loro: giustificando le loro parole e le loro azioni, condivido una mia responsabilità per stupri, infedeltà coniugale e altre cose orribili che gli uomini fanno. Voglio che altri uomini arrivino a riconoscerlo: non solo perché hanno madri, mogli, sorelle, zie, o figlie, ma perché il sessismo fa male a tutte le donne e gli uomini della nostra società.

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Un pensiero su “Il “Trump in noi”

  1. Quello che trovo intollerabile in Trump e in chiunque è toccare le donne (o chiunque altro) senza consenso e vantarsene, “essere attratti da quelle belle” è ok, palparle senza consenso perchè “sei ricco e lo puoi fare” no. Limitarsi in un contesto amicale a fare apprezzamenti su persone dell’altro sesso senza urlarli ai quattro venti a persone sconosciute che passeggiano per strada mi pare accettabile. Credete forse che le ragazze quando sono tra loro non dicano “quanto è figo quello, quanto è bono. Me lo farei” certo che lo dicono (non tutte, certo ma è vero per entrambi i sessi) e non è sbagliato, è l’espressione (non raffinata) di un desiderio che quasi tutti abbiamo.
    Io sono sempre stato un tipo solitario, “le chiacchere da spogliatoio” quel tipo di cameratismo maschile, scambiarsi confidenze erotiche e fare apprezzamenti pesanti non fa parte della mia esperienza personale, anche oggi quando mi vedo coi miei pochissimi amici maschi non commento le donne che vedo passare per strada al massimo dico “che belle” (lo dico ai miei amici non mi metto certo a urlarlo per la strada) ma più spesso le ammiro in silenzio, non dico volgarità perchè non è il mio stile ma noto la bellezza fisica di una persona. Di sicuro io e i miei amici non parliamo di sesso (anche perchè nel mio caso c’è pochissimo di cui parlare purtroppo)

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