La vita difficile e precaria di un prostituto nel centro di Madrid

(traduzione di P. Mediavilla Costa, El lado olvidado de la prostitución, El País, 27/08/2016) 

[Mi sento di dover fare alcune precisazioni. Posto questo articolo perché mi sembra utile e doveroso offrire una testimonianza della prostituzione maschile, che è un fenomeno spesso sottovalutato e che non è esente da conseguenze psicologiche e fisiche come consumo di droghe e sfruttamento. Dire che si tratta di un fenomeno sottovalutato non implica che bisogna parlarne come se gli uomini fossero solo vittime, o come se lo fossero al pari delle donne: gli uomini che esercitano questo “lavoro” sono una minoranza, più o meno ridotta a seconda delle rilevazioni: secondo la Fondazione Scelles sarebbero circa il 20% (ma ho letto rilevazioni che abbasserebbero questo numero addirittura al 5%); inoltre, a differenza delle donne, per la maggior parte lo scelgono. Una cosa importante da tenere presente, però, è che i clienti a cui si rivolgono, come lo stesso Álvaro fa presente, sono quasi esclusivamente uomini. Sono dunque anche in questo caso gli uomini, come riconosce un diretto interessato, a fornire la domanda per questo genere di servizi; ed è questo che dobbiamo cambiare. E.]

Álvaro ci riceve sulla porta del suo appartamento, vicino a Plaza de Callao a Madrid. È un uomo molto alto e slanciato. “Molti clienti si spaventavano quando entravano e vedevano che sono così alto, perciò ho deciso di attenderli disteso sul letto”, ci dice Álvaro, il nome fittizio che questo brasiliano di 43 anni utilizza negli annunci in cui offre sesso e massaggi. È arrivato in Spagna nove anni fa; aveva trovato lavoro in un ristorante ma finì col perderlo perché sprovvisto di documenti. Un giorno lo invitarono ad una sauna gay; alcune di queste sono semplici luoghi di incontro, mentre in altre ci sono anche uomini che esercitano la prostituzione, e quella era di questo secondo tipo. Dopo soli pochi minuti dal suo arrivo, qualcuno gli chiese la tariffa, e questa fu la sua prima volta.
“Ho visto cose che vanno contro la mia personalità: molti ragazzi vivono lì 24 ore al giorno, c’è un elevato consumo di droghe, ci sono furti… e questo mi faceva stare molto male. Il lavoro in sé, invece, no”, dice Álvaro della sauna in cui ha lavorato due anni. Un amico lo incoraggiò a stabilirsi per conto suo, a pubblicare annunci, e lui, in considerazione delle fluttuazioni del mercato, cominciò a curare una lista dei clienti, al fine di tenere meglio sotto controllo le condizioni degli incontri. “Ci sono stati momenti in cui non avevo abbastanza nemmeno per comprarmi un tozzo di pane. Questo è qualcosa che la gente non si aspetta: pensano che guadagniamo molti soldi”.
Anche se col tempo la situazione è migliorata e ci sono stati mesi in cui è arrivato a guadagnare 3000 euro, dice che ora può a stento coprire le spese imposte dalla vita in centro città, una cosa fondamentale per il suo lavoro. Tuttora senza cittadinanza spagnola, non può nemmeno farsi un contratto per un cellulare ed è stato tre anni senza assistenza sanitaria. “Sono nove anni che vivo qui senza pagare le tasse ed è una cosa che mi preoccupa molto: mi piacerebbe adempiere ai miei doveri di cittadino e al tempo stesso usufruire dei miei diritti.”
Il suo lavoro si divide tra coloro che richiedono i servizi di Álvaro e quelli che vogliono Samanta, nome del suo alter ego travestito, nato a seguito del successo ottenuto in un Gay Pride. La maggioranza dei clienti di Álvaro sono uomini gay e, di quando in quando, qualche coppia; quelli di Samanta “uomini etero, bisessuali, sposati, che cercano un’avventura del tutto diversa, una fantasia”.

Alvaro

Per molto tempo ha resistito alle droghe ma ora assume cocaina con alcuni clienti: “sono arrivato a passare dieci ore con la stessa persona, ed è molto difficile farne a meno”. Álvaro è molto discreto quando parla delle persone che cercano i suoi servizi: “non vedo chi mi contatta come del denaro, vedo una persona che mi sta cercando e intendo dare il meglio di me. Sono molto educato e do un tocco speciale”.
“Sono in un’età in cui le cose si complicano: sul mio profilo maschile dico di avere 35 anni, mentre in quello di Samanta, anche grazie al trucco, dico di averne 30”. Quando uscirà dalla professione, vorrebbe diventare assistente sociale: “ho ancora poco tempo in questa professione: nella prostituzione maschile molto dipende dal fisico”. La sua storia è una delle dodici che vengono raccontata in un libro sulla prostituzione maschile, La difícil vida fácil (Punto de Vista, 2016) di Iván Zaro, uno dei membri fondatori di Imagina Más, una onlus che insieme all’amministrazione municipale di Madrid avviò nel 2013 un programma di assistenza a uomini e donne transessuali che esercitano la prostituzione.
Anche Álvaro fa parte di Imagina Más: è uno degli educatori incaricati di visitare locali e saune, parlare con gli uomini che vi lavorano, dar loro informazioni su controlli medici o questioni legali, distribuire preservativi. “È un mondo molto complesso: ci sono numerosi ragazzi del Sud America, molto giovani, dentro appartamenti dove gli requisiscono i passaporti… Molti spendono il poco che guadagnano in droghe”.
Racconta che la sua vita in Brasile era molto simile a quella che trascorre qui, che aveva la stessa libertà e che guadagnava persino di più come organizzatore di eventi, ma che desiderava vivere “un’avventura”, vedere il mondo, imparare l’inglese. La sua prima destinazione era l’Irlanda, ma l’amico che l’aveva invitato lo scaricò. “Quando decisi di venire a Madrid sapevo solo dei toreri e delle sevillanas, però appena arrivato mi sono innamorato della città: è molto simile alla mia, Goiania, vicino a Brasilia. A volte mentre faccio qualcosa in casa penso di essere ancora là”.

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