Pensieri sul FMI, l’ingiustizia globale e un uomo che odia le donne 

(traduzione di R. Solnit, Worlds Collide in a Luxury Suite. Some Thoughts on the IMF, Global Injustice, and a Stranger on a Train, ora in ead. Men Explain Things to Me And Other Essays, London, 2014, pp. 39-56 – da cui proviene anche il Post Scriptum

Come iniziare a raccontare una storia che conosciamo fin troppo bene?
Lei si chiamava Africa, lui Francia. Lui ha colonizzato lei, l’ha sfruttata, l’ha messa a tacere; e persino dopo decenni, quando tutto sembrava essere finito, lui si comportava entrando a gamba tesa nelle sue faccende, in posti come la Costa d’Avorio – un nome che Africa aveva ricevuto per via dei prodotti che esportava, non in grazia della sua identità.
Lei si chiamava Asia, lui Europa. I nomi di lei erano Silenzio, Povertà, Lei; ma che cosa era suo? I nomi di lui erano Potere, Ricchezza, Suo, e lui presumeva che tutto fosse suo, compresa lei, e e pensava che avrebbe potuto prenderla senza chiedere il permesso e senza nessuna conseguenza.

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Era una vecchia storia, per quanto l’esito fosse cambiato un po’ nei decenni appena precedenti; questa volta le conseguenze stanno facendo tremare molte fondamenta, fondamenta che avevano tutte un palese bisogno di essere fatte tremare.
Chi scriverebbe mai una storia tanto scontata, tanto sgradevole come questa? Ebbene, a quanto risulta il potentissimo capo del Fondo Monetario Internazionale (FMI), un’organizzazione globale che ha creato povertà di massa ed ingiustizie economiche, avrebbe violentato una cameriera, un’immigrata africana, in una suite extra-lusso a New York.
Mondi si sono scontrati: in un’epoca precedente, il mondo di lei sarebbe stato impotente contro quello di lui e lei non avrebbe presentato denunce, oppure la polizia non se ne sarebbe occupata fino in fondo, tanto da trattenere all’ultimo minuto Dominique Strauss-Kahn dall’imbarcarsi per Parigi. Ma lei ha fatto questo, la polizia ha fatto questo, e ora lui è agli arresti: l’economia europea ha subito un colpo, la politica francese è stata stravolta e ora quel popolo, disorientato, sta ricercando la propria anima.
Che cosa ha detto la testa a quegli uomini che hanno deciso di assegnargli questa straordinaria posizione di potere, nonostante tutte le storie e le prove della sua malizia? Che cosa ha detto la testa a lui, quando ha deciso che l’avrebbe potuta scampare? Pensava di essere in Francia, dove a quanto pare la scampò per davvero? Solo ora la giovane donna che dichiara di essere stata da lui violentata nel 2002 si è fatta avanti con una denuncia; sua madre, impegnata in politica, ha cercato di convincerla a non farlo, e mentre lei si preoccupava dell’impatto che questo avrebbe potuto avere sulla propria carriera di giornalista, la madre sembrava più preoccupata della carriera di lui.
Il Guardian riferisce che queste storie “hanno aggiunto credibilità alle accuse dell’economista di origini ungheresi Piroska Nagy, secondo la quale il direttore del Fondo si era impegnato con un tale assillo nel periodo in cui lei lavorava al FMI da farle credere che non le fosse rimasta altra scelta se non quella di andare a letto con lui; cosa che alla fine accadde, al Forum Economico Mondiale di Davos nel gennaio 2008. Lei sostiene che lui l’avrebbe chiamata e contattata via e-mail con insistenza, col pretesto di avvalersi della sua competenza sull’economia del Ghana, ma che in seguito avrebbe fatto allusioni sessuali esplicite e l’avrebbe invitata a uscire.”

In alcuni resoconti, la donna che Strauss-Kahn è accusato di aver violentato a New York proviene dal Ghana, in altri è una musulmana dalla vicina Guinea. “Ghana – Prigioniera del FMI” titolò nel 2001 la solitamente composta BBC: il suo resoconto documentava il modo in cui le politiche del FMI avevano distrutto la disponibilità alimentare basata sul riso del Paese africano, aprendolo all’importazione di riso americano di minor valore, e facendo sprofondare la maggioranza del Paese in una terribile povertà. Tutto divenne un lusso per cui occorreva pagare, dall’usare un bagno all’avere un secchio d’acqua, e molti non potevano pagare. Sarebbe forse fin troppo bello se fosse stata una rifugiata che scappava dalle politiche economiche del FMI in Ghana. La Guinea, d’altro canto, si è liberata dalla gestione del FMI grazie alla scoperta di importanti giacimenti di petrolio ma rimane un Paese fortemente corrotto e con gravi disparità economiche.

I papponi del Nord in un mondo globale

C’è un postulato che un tempo i biologi evoluzionisti amavano citare: “l’ontogenesi ricapitola la filogenesi”. Significa che lo sviluppo dell’individuo nel suo stadio embrionale ripete quello dell’evoluzione della sua specie. È possibile che l’ontogenesi di questa accusa di stupro echeggi la filogenesi del Fondo Monetario Internazionale? Dopo tutto, l’organizzazione fu creata al termine della Seconda Guerra Mondiale in seguito alla famigerata conferenza di Bretton Woods, che avrebbe imposto la filosofia economica degli Stati Uniti al resto del mondo.
Il FMI nelle intenzioni doveva essere un’istituzione che avrebbe sostenuto lo sviluppo tramite prestiti, ma già nel 1980 era diventata un’organizzazione con un’ideologia: il fondamentalismo del libero commercio e del libero mercato. Ha usato i prestiti elargiti per guadagnare un potere enorme sulle economie e le politiche di intere nazioni in tutto il Sud del mondo.
Cionondimeno, se il FMI ha guadagnato potere nel corso degli anni ’90, ha cominciato pure a perdere quel potere nel XXI secolo, grazie alla forte resistenza popolare alle politiche economiche da esso incarnate e al collasso economico a cui tali politiche avevano portato. Strauss-Kahn fu chiamato a salvare il relitto di un’organizzazione che, nel 2008, dovette vendere le proprie riserve auree e reinventare la propria missione.
Lei si chiamava Africa, lui FMI; egli decise che lei sarebbe stata saccheggiata, non avrebbe avuto un sistema sanitario, sarebbe morta di fame; ne fece un deserto per arricchire i suoi amici. Lei si chiamava Sud del mondo. Lui si chiamava Washington consensus, ma la striscia di vittorie di lui stava per fermarsi, e l’astro di lei stava sorgendo.
È stato il FMI a creare le condizioni economiche che hanno distrutto l’economia argentina nel 2001, ed è stata la rivolta contro il FMI (come pure contro altre forze neoliberiste) che ha scatenato la rinascita dell’America latina nella scorsa decade; qualunque cosa si pensi di Hugo Chávez, sono stati i prestiti alimentati dal petrolio venezuelano che hanno permesso all’Argentina di saldare il suo debito con il FMI per tempo, in modo da potersi permettere delle proprie politiche economiche, più sensate.
Il FMI è stato un predatore, che spalancava Paesi in via di sviluppo agli assalti economici del ricco Nord e di potenti multinazionali. È stato un pappone, e forse lo è ancora. Eppure, sin da quando le proteste no-global di Seattle del 1999 hanno dato l’avviamento a un movimento generale, c’è stata una rivolta contro di esso, e queste forze hanno vinto in America latina, cambiando l’impostazione di tutti i dibattiti economici a venire e arricchendo la nostra immaginazione quando si tratta di economie e possibilità.
Oggi il FMI è allo sbaraglio, il WTO in gran parte messo in disparte, il NAFTA pressoché universalmente sdegnato, la Zona di libero scambio delle Americhe cancellata (anche se permangono in vigore accordi di libero scambio bilaterali), e buona parte del mondo ha imparato assai dal corso accelerato che il decennio scorso ci ha offerto in materia di politica economica.

Uomini che odiano le donne 

Il New York Times l’ha presentato così: “Non appena furono chiare le implicazioni del guaio in cui si era cacciato Strauss-Kahn, altre, comprese talune nel settore dell’informazione, presero a rivelare resoconti, a lungo tenuti segreti o anonimi, di ciò che esse chiamavano il suo pregresso comportamento predatorio nei confronti delle donne, nonché la sua aggressiva caccia a sfondo erotico, si trattasse di studentesse, giornaliste o subordinate”.
In altre parole, egli aveva creato un’atmosfera che metteva le donne a disagio o addirittura a rischio: questo sarebbe già grave se lavorasse, mettiamo, in un piccolo ufficio; ma che, a quanto consta, un uomo che controlla parte del destino del mondo dedicasse le proprie energie a generare paura, infelicità e ingiustizia attorno a sé, dice molto a proposito del nostro mondo e dei valori delle nazioni e delle istituzioni che tolleravano il suo comportamento e quello di uomini come lui.
Gli Stati Uniti hanno conosciuto non pochi scandali sessuali, che puzzano della stessa arroganza, ma che per lo meno sono stati consensuali (per quanto ne sappiamo). Il capo del FMI è accusato di violenza sessuale: se l’espressione vi lascia perplessi, togliete la parola “sessuale” e concentratevi soltanto su “violenza”, sull’aggressione, sul rifiuto di trattare qualcuno come una persona, sulla negazione del più elementare diritto umano, quello all’integrità del proprio corpo e alla sicurezza personale. “I diritti dell’uomo” sono stati uno dei grandi slogan della Rivoluzione francese ma è sempre stato oggetto di dibattito se essi includessero i diritti delle donne.
Gli Stati Uniti hanno cento milioni di difetti ma sono orgogliosa del fatto che la polizia abbia creduto a questa donna e che ella potrà parlare in un tribunale. Per questa volta sono soddisfatta di abitare in un Paese dove non si sia deciso che la carriera di un uomo potente, o il destino di un’istituzione internazionale, importassero più di questa donna, dei suoi diritti e del suo benessere. È questo che intendiamo con democrazia: che ciascuno ha una voce; che nessuno se la cava solo in grazia della sua ricchezza, del suo potere, della sua razza o del suo genere.

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A sinistra: Dominique Strauss-Kahn (WikiCommons); a destra: Nafissatou Diallo (EPA)

Due giorni prima che, secondo l’accusa, Strauss-Kahn emergesse nudo da quel bagno d’albergo, c’era stata una grande manifestazione a New York: “Make Wall Street Pay” era il tema, e sindacati, radicali, disoccupati, e più (20000 persone) si erano radunati per protestare contro la violenta economia di questo Paese, che sta creando così tanta sofferenza e povertà per i molti, e così oscena ricchezza per i pochi.
Io partecipai. Sull’affollato vagone della metropolitana che ci stava riportando a Brooklyn una volta che fu finita, la più giovane delle mie tre amiche fu palpeggiata sul didietro da un uomo che aveva circa l’età di Strauss-Kahn. In un primo momento lei pensò che lui l’avesse urtata; questo prima che avvertisse la mano dell’uomo scorrere tutt’attorno alla sua natica e dicesse qualcosa a me, come fanno spesso le ragazze, esitando, sottovoce, come se forse non stesse davvero accadendo, o forse non fosse davvero un problema.
Alla fine, lo fulminò con lo sguardo e gli disse di smetterla. Mi tornò in mente un episodio in cui ero una impoverita diciassettenne a Parigi e un vecchiaccio mi toccò il culo. Fu forse il momento più americano della mia permanenza in Francia, che allora era terra di tantissimi molestatori irriguardosi. Dico “americano” perché avevo con me tre pompelmi (un acquisto prezioso, considerando le mie scarse disponibilità), e li lanciai tutti, uno dopo l’altro, al pervertito. Ebbi la soddisfazione di guardarlo mentre se la dava a gambe nell’oscurità.
Il suo gesto, come così gran parte della violenza sessuale sulle donne, era senza dubbio inteso come un monito a non dimenticare che il mondo non è mio, che i miei diritti (le mie liberté, égalité, fraternité, se volete), non importavano. Peccato che io l’abbia spedito via di corsa con una scarica di frutta! E Dominique Strauss-Kahn è stato trascinato giù da un aereo per rispondere alla giustizia. Eppure, il fatto che una mia amica sia stata palpeggiata mentre tornava da una marcia per la giustizia mostra quanto, ancora, resta da fare.

I poveri muoiono di fame, e i ricchi si (ri)mangiano le parole

Ciò che rende lo scandalo esploso la scorsa settimana così a suo modo suggestivo è il modo in cui aggressore e vittima rispecchiano rapporti di forza ben più grandi, su scala mondiale, a partire dall’aggressione del FMI ai poveri. Questa aggressione è parte della grande guerra di classe della nostra epoca, nella quale i ricchi e loro associati al governo si sono dati da fare per accrescere le proprie sostanze a scapito del resto di noi. I Paesi poveri nel mondo in via di sviluppo hanno pagato per primi, ma noialtri stiamo pagando ora, dal momento che quelle politiche e la sofferenza che impongono ci colpiscono tramite un’economia di destra che brutalizza sindacati, sistemi scolastici, l’ambiente, e programmi a sostegno dei poveri, dei disabili e degli anziani: tutto in nome della privatizzazione, del libero mercato e del taglio delle tasse.
In una delle più significative ammissioni della nostra epoca, Bill Clinton (che peraltro aveva vissuto a propria volta uno scandalo sessuale) ha affermato alle Nazioni Unite in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione nell’ottobre 2008, in un momento in cui l’economia mondiale stava disfacendosi: “Abbiamo bisogno che la Banca Mondiale, il FMI, tutte le grandi fondazioni, e tutti i governi ammettano che per trent’anni abbiamo combinato un disastro, compreso il periodo in cui sono stato presidente io. Abbiamo avuto torto a credere che il cibo non fosse diverso da qualunque altro prodotto del commercio internazionale, e dobbiamo tornare a una forma di agricoltura più responsabile e sostenibile”.
L’ha ripetuto in modo ancora più netto l’anno scorso: “sin dal 1981, fino grosso modo all’anno scorso quando abbiamo cominciato a riconsiderarla, gli Stati Uniti hanno seguito una politica per cui noi Paesi ricchi che produciamo cibo in grandi quantità dobbiamo venderlo ai Paesi poveri e sollevarli dall’incomodo di produrre cibo per conto loro, in modo tale che possano arrivare direttamente all’era industriale. Non ha funzionato. Può essere stato vantaggioso per alcuni dei miei coltivatori in Arkansas, ma non ha funzionato; è stato un errore. È stato un errore a cui io ho contribuito. Non sto accusando nessuno in particolare. Io l’ho fatto, e devo vivere tutti i giorni col pensiero che Haiti ha perso la capacità di avere abbondanti raccolti di riso per nutrire il proprio popolo, per colpa di qualcosa che ho fatto io.”
Le ammissioni di Clinton facevano il paio con l’ammissione, nel 2008, del precedente capo della Federal Reserve Alan Greenspan che le premesse della sua politica economica erano sbagliate. Le politiche precedenti e quelle del FMI, della Banca Mondiale e dei fondamentalisti del libero mercato avevano creato povertà, sofferenza, fame e morte. La maggior parte di noi l’ha imparato, e il mondo è cambiato radicalmente dal giorno in cui coloro che si opponevano al libero mercato vennero etichettati “retrogradi geocentrici, sindacati protezionistici, alternativi in cerca del loro elisir da anni ’60”, nelle letali parole di Thomas Friedman, in seguito rimangiate.
Una cosa straordinaria è accaduta dopo il devastante terremoto di Haiti dello scorso anno: il FMI sotto Strauss-Kahn aveva progettato di sfruttare la vulnerabilità del Paese per obbligarlo a nuovi prestiti con i termini soliti. Gli attivisti hanno però reagito ad un piano che garantiva di accrescere il debito di una nazione già mutilata dal tipo di politiche neoliberiste per cui Clinton si era tardivamente scusato. Il FMI ha esitato, fatto retromarcia, e acconsentito a cancellare il debito corrente di Haiti nei confronti dell’organizzazione. È stata una vittoria eccezionale per l’attivismo impegnato.

I poteri di chi non ha potere

A quanto pare, dunque, una cameriera d’albergo può mettere fine alla carriera di uno degli uomini più potenti del mondo – o, piuttosto, vi avrebbe posto fine lui stesso disconoscendo i diritti e l’umanità di quella lavoratrice. È più o meno la stessa cosa accaduta a Meg Whitman, la miliardaria di e-Bay che l’anno scorso era candidata a governatrice della California. Era saltata sul carro dei conservatori impostando la sua campagna contro gli immigrati irregolari – finché non saltò fuori che lei stessa ne aveva avuto una, Nicky Diaz, alle proprie dipendenze, come domestica.
Quando, dopo nove anni, Diaz le era venuta scomoda politicamente, lei la licenziò di colpo, sostenendo di non avere mai saputo che la sua dipendente era irregolare e rifiutandosi di pagarle gli ultimi stipendi; in altre parole, Whitman era disposta a spendere 140 milioni di dollari per la propria campagna elettorale ma potrebbe essersi rovinata con le proprie mani anche grazie, in parte, a 6210 dollari di salario non pagato.
Diaz ha affermato “Mi sono sentita come se mi stesse gettando via come spazzatura”. Ma la spazzatura aveva una voce, il sindacato delle badanti californiane l’ha amplificata e la California è stata salvata dal governo di una miliardaria le cui politiche avrebbero ulteriormente rovinato i poveri e impoverito la classe media.
Le lotte per la giustizia di una domestica irregolare e di una cameriera immigrata sono la manifestazione nel microcosmo della grande guerra del nostro tempo. Se Nickie Diaz e la battaglia sui prestiti del FMI ad Haiti dello scorso anno dimostrano qualcosa, è che l’esito è incerto. A volte vinciamo le battaglie ma la guerra continua. Rimane ignoto molto di quanto è accaduto in quella costosa suite d’albergo di Manhattan la scorsa settimana, ma ciò che sappiamo è questo: nel nostro tempo si combatte apertamente una vera e propria guerra di classe, e la scorsa settimana un sedicente socialista si è messo sul fronte sbagliato.
Lui si chiamava Privilegio, ma lei Possibilità. La storia di lui era la solita di sempre, ma quella di lei era una storia nuova sulla possibilità di cambiare un racconto ancora incompiuto; un racconto che comprende tutti noi, che importa moltissimo, a cui noi assisteremo, ma che contribuiremo pure a fare e a raccontare, nelle settimane, mesi, anni, decenni a venire.

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Manifestanti di Occupy Wall Street (KeystoneUSA-Zuma)

 

Post Scriptum (2014) 

Questo saggio era stato scritto come reazione ai primi resoconti di ciò che era successo nella suite di New York di Dominique Strauss-Kahn; in seguito, tramite i generosi emolumenti a potenti squadre di avvocati, egli fu in grado di indurre l’accusa di New York a rinunciare al procedimento, e a infamare la reputazione della sua vittima con informazioni fornite dai suoi avvocati. Come moltissime persone povere, e persone provenienti da Paesi in tumulto, Nafissatou Diallo era vissuta nei margini, dove dire la verità alle autorità non è sempre una cosa saggia o sicura, perciò fu rappresentata come una bugiarda. In un’intervista a Newsweek, dichiarò di aver esitato a farsi avanti con le sue accuse di stupro, e che temeva le conseguenze. Aveva vinto il silenzio e le ombre.
Come nel caso di altre donne violentate, in particolare quelle le cui storie minacciano lo status quo, è stata lei ad essere processata. Titoloni a prima pagina sul New York Post, il tabloid locale di proprietà di Rupert Murdoch, sostenevano che fosse una prostituta, anche se la ragione per cui una prostituta lavorasse a tempo pieno come cameriera in un albergo per 25 dollari l’ora era difficile da spiegare, per cui nessuno se ne è dato pensiero. (Il Post è stato in seguito costretto a patteggiare dopo che lei l’aveva citato in giudizio per diffamazione).
Molti (in particolare Edward Jay Epstein della New York Review of Books) hanno formulato complicate ricostruzioni per giustificare ciò che accadde. Perché una donna che i testimoni descrivono in stato di shock aveva raccontato di essere stata violentata? Perché l’accusato aveva cercato di fuggire il Paese in preda al panico? E perché il suo sperma fu ritrovato sui vestiti di lei e altrove, confermando che un rapporto sessuale c’era stato? Un rapporto sessuale, consensuale oppure no, c’era stato, e la spiegazione più semplice e lineare era quella di Diallo. Come ha scritto Christopher Dickey nel Daily Beast, Strauss-Kahn “sostiene che il suo rapporto di meno di sette minuti con questa donna che non aveva mai incontrato prima sarebbe stato consensuale. Se dobbiamo credergli, dobbiamo berci la storia che la Diallo ha dato uno sguardo al panciuto, ignudo corpo di questo sessantenne appena uscito dalla doccia e si sarebbe offerta volontaria per mettersi in ginocchio davanti a lui”.
In seguito, altre donne si sono fatte avanti per testimoniare di essere state molestate da Strauss-Kahn, compresa una giovane giornalista francese che ha dichiarato che lui avrebbe cercato di violentarla. È inoltre emerso che avrebbe partecipato a festini a luci rosse in presenza di prostitute, in violazione della legge francese; nel momento in cui scrivo, sta affrontando un processo per sfruttamento della prostituzione aggravato, anche se le accuse di stupro presentate da una prostituta sono state in seguito lasciate cadere.
Quello che importa, in definitiva, è che una povera donna immigrata ha messo fine alla carriera di uno degli uomini più potenti del mondo, o piuttosto ha denunciato un comportamento che sarebbe dovuto finire molto tempo fa. Come conseguenza, le donne francesi hanno riesaminato la misoginia della loro società, e Diallo ha vinto la sua causa in un tribunale contro il precedente capo del FMI, anche se una parte dei termini della sentenza, che includeva un sostanzioso compenso in denaro, è stata il silenzio. Il che ci riporta là dove eravamo partiti.

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